Julio 04, 2026

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Quasi mezzo secolo di danza contemporanea dalla prospettiva di una realtà della provincia italiana che ha saputo proporsi come punto di incontro e riferimento internazionale. A parlare è la storia dell’associazione culturale Oriente Occidente, fondata a Rovereto nel 1981 e basata sulla pratica e la cultura del dialogo. Un impegno concretizzato attraverso il linguaggio della danza, quel linguaggio universale dei corpi “che per sua definizione supera i confini: di lingua, di etnia, di genere, di età, di cultura. Con uno sguardo visionario e di eccellenza”. E, per l’appunto, oltrepassando qualsiasi barriera: tra l’est e l’ovest, tra il nord e il sud, tra la forma e il contenuto, tra l’etica e l’estetica, tra il passato e il futuro. Per una società più libera, accogliente e aperta alle differenze.

I 45 anni di Oriente Occidente. La storia

In 45 anni di attività, che nel 2025 vengono celebrati dall’associazione con iniziative speciali e nuovi strumenti da condividere, Oriente Occidente ha perseguito la sua missione innanzitutto attraverso l’organizzazione dell’Oriente Occidente Dance Festival, che oggi rappresenta una delle più importanti rassegne di danza contemporanea italiana, conosciuto in tutto il mondo. L’idea, sin dalle origini, è stata quella di portare a Rovereto le reciproche influenze esercitate dalla tradizione artistica orientale sulla sperimentazione occidentale e viceversa. E su queste premesse, dal 2003, l’associazione gestisce anche un Centro Internazionale della Danza (CID) per attività di produzione, formazione e diffusione della cultura della danza, aperto a danzatori e danzatrici che vogliono perfezionarsi, a compagnie che trovano casa per residenze artistiche, alla comunità tutta.

yoko omorioriente occidente studiofoto giulia lenzi 2899586 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea1 / 7
Yoko Omori Oriente Occidente Studio Foto Giulia Lenzi
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Yoko Omori Oriente Occidente Studio Foto Giulia Lenzi
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Un due tre stella ph.Asia Azzolini
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Yoko Omori Oriente Occidente Studio Foto Giulia Lenzi
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Oriente Occidente 2024 Sofia Nappi Foto Giulia Lenzi
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Oriente Occidente 2024 Sofia Nappi Foto Giulia Lenzi
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Oriente Occidente 2024 Sofia Nappi Foto Giulia Lenzi
yoko omorioriente occidente studiofoto giulia lenzi 2899586 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
yoko omorioriente occidente studiofoto giulia lenzi 2899184 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
un due tre stellaphasia azzolini1 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
yoko omorioriente occidente studiofoto giulia lenzi 2899036 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
oriente occidente 2024 sofia nappifoto giulia lenzi 1024526 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
oriente occidente 2024 sofia nappifoto giulia lenzi 1024378 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea
oriente occidente 2024 sofia nappifoto giulia lenzi 1024136 Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea

L’archivio digitale di Oriente Occidente. Un osservatorio sulla danza contemporanea

Ecco perché riveste un particolare interesse per usufruire di un osservatorio sull’evoluzione della disciplina nelle sue forme più aggiornate e sperimentali il nuovo Archivio digitale che Oriente Occidente condivide per celebrare l’anniversario del 2025. Liberamente accessibile sul sito dell’associazione, l’archivio è frutto di un lavoro di censimento e digitalizzazione intrapreso nel 2022 per rendere disponibili online materiali che risalgono a tutte le passate edizioni del Festival, finanziato grazie al progetto dell’Unione europea – Next Generation EU – PNRR Transizione Digitale Organismi Culturali e Creativi e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Nel portale confluiscono i poster prodotti per il festival, le immagini, i video, le schede degli spettacoli, degli artisti e dei coreografi che sono passati in città dal 1981 a oggi. Ma anche la memoria delle residenze artistiche e dei progetti di comunità che hanno fatto di Oriente Occidente una vera e propria casa della danza su modello europeo, un centro in cui giovani talenti trovano sostegno alle produzioni, uno spazio dove chi ama l’arte scenica può coltivare una passione. Si scoprono così storie di artisti e artiste provenienti da ogni parte del mondo, performance che hanno rivoluzionato la danza contemporanea, incontri tra diverse culture e visioni. Il progetto è stato pensato e guidato dall’ufficio comunicazione di Oriente Occidente, grazie al contributo e all’esperienza nel lavoro di archivio di Francesca Venezia, mentre la parte tecnica è stata curata da Cantiere Creativo, web agency che da diversi anni è partner di Oriente Occidente anche grazie all’esperienza in tema di accessibilità digitale.

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Giornata internazionale danza Foto Giulia Lenzi
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La danza e l’arte nella programmazione di Oriente Occidente

Ma il 2025 rafforzerà anche le linee guida che orientano la programmazione dell’associazione, fondata su tre filoni complementari (Studio, People, Festival). Come ogni anno, l’appuntamento con il Festival è previsto per la fine dell’estate (dal 5 al 14 settembre), e si rinnova anche l’impegno verso l’attivazione di residenze artistiche. Mentre per la sezione People, dedicata alla costruzione di relazioni significative attraverso l’arte e allo sviluppo di progetti che promuovano il riconoscimento e il rispetto delle diversità, si registrano le novità più significative. Nei prossimi mesi, infatti, si amplierà la collaborazione già in essere con il Mart intorno a D.Arte, un progetto coreografico di ricerca tra arte e danza. D.Arte coinvolgerà artiste e artisti della danza e del movimento in un percorso di creazione all’interno delle sale del museo, che troverà il momento di condivisione con il pubblico il 4 ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo. E nuovi progetti prenderanno forma in collaborazione con il Museo Civico di Rovereto e con il Muse. Nuova è la convenzione siglata con la Fondazione Museo storico del Trentino, sulla scorta di una proficua collaborazione sui temi legati agli archivi e alla realizzazione di progetti documentaristici che uniscono memoria e contemporaneo attraverso lo strumento dell’arte scenica e del corpo.
Livia Montagnoli

L’articolo "Nasce a Rovereto l’archivio-osservatorio sulla danza contemporanea" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Dai laboratori di cucina e falegnameria, passando per quelli di danza thai e cucito, fino all’inaugurazione dell’Audioteca per il ristoro emotivo ideata da Franco Mussida e la mostra con le fotografie di Guido Harari: in occasione della Milano Civil Week 2025 – dal titolo L’Europa siamo noi e in programma il 9, 10 e 11 maggio – la Casa dell’accoglienza “Enzo Jannacci” si apre alla città con un programma gratuito e inclusivo.

Che cos’è la Casa dell’accoglienza “Enzo Jannacci” a Milano

È dedicata al cantautore milanese Enzo Jannacci (Milano, 1935 – 2013), che attraverso il suo impegno sociale (e le sue canzoni) ha sempre raccontato le storie e le vite degli ultimi, la Casa dell’accoglienza di Via Ortles 69 a Milano, nel quartiere Corvetto. A lui intitolata dal 2014, dal 2023 la struttura che accoglie temporaneamente circa 550 persone tra singoli e nuclei familiari è diventata anche centro di assistenza polifunzionale, con attività dedicate a tutta la cittadinanza: alla cogestione, oltre al Comune di Milano, partecipano anche Medihospes e Fondazione Progetto Arca, oltre ad Ambiente Acqua, Cumse, Cura e Riabilitazione, Fondazione Progetto Mirasole, International Rescue Committee, Kayros e Naturalia.

A Milano gli eventi di Casa Jannacci per la Civil Week 2025

Così da venerdì 9 a domenica 11 maggio, la casa ospita numerose iniziative con la partecipazione speciale di Ornella Vanoni, chiamata a inaugurare l’Audioteca, e il figlio di Enzo Jannacci Paolo che si esibirà domenica con i musicisti e artisti del Cpm Music Institute e gli ospiti della comunità di don Claudio Burgio e Claudio Sanfilippo.

Il programma di Casa Jannacci

Tra gli appuntamenti, la tavola rotonda sul tema Casa Jannacci: una risorsa per Milano, i laboratori di falegnameria, cucina, pittura per bambini e una sessione di Tai Chi, oltre a un’esposizione di manufatti degli ospiti di Casa Jannacci. Ma anche lo spettacolo teatrale Ogni strada ha il suo passo, con il coinvolgimento degli ospiti del centro. Nel pomeriggio di domenica, invece, si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica Eccomi! Guido Harari per Casa Jannacci, che racconta gli sguardi di chi abita la Casa dell’accoglienza: “Questa mostra nasce come estensione dei miei ‘Ritratti sospesi’, realizzati a persone assistite da associazioni e strutture del Terzo settore a Milano, col desiderio di restituire dignità e visibilità a esistenze costrette a vivere sottotraccia. Rimane fortissima in me l’utopia di una società inclusiva che non lasci indietro nessuno. Queste fotografie non vanno semplicemente guardate: saranno piuttosto loro a guardarci attraverso, ponendo eterni quesiti ai quali la nostra coscienza è chiamata a rispondere”, ha commentato Harari.
Caterina Angelucci
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L’articolo "Una grande casa di accoglienza di Milano diventa spazio culturale per tre giorni: mostre, concerti, incontri" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Nell’ultimo decennio il fumetto italiano ha conosciuto una crescita significativa e mai prima d’oggi registrata. Da linguaggio marginale è diventato fenomeno culturale, anche grazie a figure mediatiche di successo come Gipi, Fumettibrutti e Zerocalcare, capaci di insinuarsi nelle librerie dei non conoscitori espandendo il raggio di interesse di questa tipologia di letteratura. 

A raccontare l’ascesi della nona arte del nostro Paese è il documentario Generazione fumetto, il progetto cinematografico diretto dal regista Omar Rashid (già autore di documentario Lockdown 2020 – L’Italia invisibile).

Il nuovo film “Generazione fumetto”

Recentemente presentato al Comicon di Napoli, e protagonista al prossimo Best Movie Comics and Games, evento dedicato alla cultura pop in programma a Milano il 7 e l’8 giugno, il film è un viaggio all’interno di un settore in crescita e da anni al centro di una straordinaria attenzione mediatica.

I protagonisti del fumetto italiano

A raccontare gli sviluppi di questa disciplina sono gli stessi fumettisti, chiamati ad aprire le porte dei propri studi conducendo il pubblico – soprattutto quello dei non addetti ai lavori – dietro le quinte delle proprie ricerche espressive. Tra loro Mirka Andolfo, Giacomo Bevilacqua, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Maicol & Mirco, Sio eZerocalcare.

Il docufilm per chi legge fumetti

“Generazione Fumetto è un documentario intimo e approfondito che esplora l’evoluzione, l’influenza e le prospettive del fumetto italiano contemporaneo”, si legge nella sinossi ufficiale diffusa dalla casa di produzione. “Partendo da sette artisti emblematici della nuova generazione – Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua (Keison), Michael Rocchetti (Maicol & Mirco), Simone Albrigi (Sio), Mirka Andolfo, Sara

Pichelli e Rita Petruccioli – il film indaga lo status del fumetto come linguaggio artistico, la sua evoluzione, il suo impatto sulla cultura, e le possibili traiettorie future”. Prodotta e distribuita da Valmyn, la pellicola farà il suo debutto nelle sale dopo l’estate.

Alex Urso

L’articolo "In arrivo il docufilm che racconta le condizioni del fumetto in Italia" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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La luce e la sua assenza esercitano sull’artista Serena Fineschi (Siena, 1973) una fascinazione di lungo corso. Nel 2014, l’artista toscana spegneva l’illuminazione pubblica della sua città per tre interminabili minuti, dalle 22 alle 22.03 dell’11 ottobre. Una performance urbana diventata happening collettivo, installazione e mostra a cielo aperto: una sospensione del tempo significativamente ribattezzata Stato di grazia, trasformazione improvvisa e non comunicata dello spazio del quotidiano concepita da Fineschi come un invito a prendersi cura del presente.

Assistere il buio. Elena Bellantoni
Assistere il buio. Elena Bellantoni

“Assistere il buio”. Diciassette lanterne d’artista per l’illuminazione pubblica di Siena

Oltre dieci anni dopo quell’evento prodotto da Brick Centro per la ricerca e la cultura contemporanea con la collaborazione del Comune di Siena, l’artista senese torna a confrontarsi con il tema, però in direzione opposta, proponendosi di restituire nuova luce al centro della città, con il coinvolgimento di altri sedici artisti. Assistere il buio è il progetto promosso dal Rotary Club Siena (con il supporto di Opera Laboratori e Palazzo delle Papesse, perché “in linea con il ruolo che Palazzo delle Papesse ha deciso di avere all’interno dell’offerta culturale della città”, sottolinea Stefano Di Bello) che la vede nel ruolo di ideatrice e curatrice, oltre che artista direttamente coinvolta nella realizzazione dell’iniziativa che mira a far riflettere sul ruolo dell’arte pubblica e sulla sua capacità di accendere nuovi punti di vista.
L’idea è quella di immaginare una nuovo geografia cittadina intervenendo sulle storiche lanterne senesi, che seppur di fattezze medievali furono installate nel centro storico solo nel secondo Dopoguerra: forgiate in ferro battuto da artigiani locali, le lanterne sono diventate un simbolo identitario dell’abitato antico, assumendo un valore culturale – architettonico, paesaggistico, emotivo – che va ben oltre l’adempimento  della loro funzione. “Questo progetto” spiegaFineschi “riflette sulla relazione tra luce e memoria urbana, restituendo alle lanterne del centro storico non solo un ruolo poetico e narrativo, ma trasformandole in una punteggiatura che genera una nuova geografia cittadina. L’illuminazione pubblica non è solo una questione funzionale, ma anche emotiva e simbolica. Sono orgogliosa di donare alla mia città questo progetto, reso possibile dalla sensibilità e generosità di tutti gli artisti coinvolti”.

Assistere il buio. Fabrizio Cotognini1 / 17
Assistere il buio. Fabrizio Cotognini
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Assistere il buio. Serena Fineschi
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Assistere il buio. Bianco-Valente
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Assistere il buio. Alice Cattaneo
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Assistere il buio. Elena El Asmar
Assistere il buio. Flavio Favelli6 / 17
Assistere il buio. Flavio Favelli
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Assistere il buio. Frabrizio Prevedello
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Assistere il buio. Francesco Carone
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Assistere il buio. Gianni Caravaggio
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Assistere il buio. Giovanni Termini
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Assistere il buio. Loredana Longo
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Assistere il buio. Loris Cecchini
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Assistere il buio. Luca Pancrazzi
Assistere il buio. Remo Salvadori14 / 17
Assistere il buio. Remo Salvadori
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Assistere il buio. Sissi
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Assistere il buio. Elena Bellantoni
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Assistere il buio. Maurizio Nannucci
Assistere il buio. Fabrizio Cotognini
Assistere il buio. Serena Fineschi
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Assistere il buio. Flavio Favelli
Assistere il buio. Frabrizio Prevedello
Assistere il buio. Francesco Carone
Assistere il buio. Gianni Caravaggio
Assistere il buio. Giovanni Termini
Assistere il buio. Loredana Longo
Assistere il buio. Loris Cecchini
Assistere il buio. Luca Pancrazzi
Assistere il buio. Remo Salvadori
Assistere il buio. Sissi
Assistere il buio. Elena Bellantoni
Assistere il buio. Maurizio Nannucci

“Assistere il buio”. Il percorso urbano tra le lanterne d’artista

Dunque ciascuno degli artisti chiamati a raccolta da Serena Fineschi si è confrontato con una lanterna, coprendo ogni rione della città (diciassette come gli artisti partecipanti), negli angoli più nascosti e nei vicoli secondari, con l’obiettivo di condurre l’osservatore alla scoperta di uno spazio urbano più intimo, attraverso la bellezza dell’arte. Il 9 maggio il percorso inaugura ufficialmente con l’incontro con gli artisti nella corte interna di Palazzo delle Papesse, ma gli interventi sulle lanterne sono già visibili da qualche giorno. E saranno permanenti, proprio per perpetuare l’incontro tra passato e presente, benedetto dalla dimensione della notte, in un dialogo tra luce e ombra. 
In tal senso il progetto risponde alla missione dell’arte pubblica, chiamando cittadini e turisti alla partecipazione: chi passeggerà per il centro storico di Siena, d’ora in avanti, potrà muoversi alla ricerca delle lanterne d’artista, abbandonando i tracciati più battuti, modificare la rotta, affacciandosi a nuovi scorci e punti di vista. Così, attraverso la visione degli artisti, Assistere il buio si propone di illuminare una Siena diversa, più connessa con la sua identità, e di promuovere il turismo responsabile.
Per aiutare i viandanti esploratori a orientarsi, il Palazzo delle Papesse – ideale luogo di partenza e arrivo della passeggiata attraverso i diciassette rioni della città – ospiterà una serie di indizi che hanno dato origine ai diversi interventi d’artista. Tutta la mappa del percorso è comunque disponibile online sul sito del progetto.

Gli artisti di “Assistere il buio”

Gli artisti che hanno partecipato al progetto sono Elena Bellantoni, Bianco-Valente, Gianni Caravaggio, Francesco Carone, Alice Cattaneo, Loris Cecchini, Fabrizio Cotognini, Elena El Asmar, Flavio Favelli, Serena Fineschi, Loredana Longo, Maurizio Nannucci, Luca Pancrazzi, Fabrizio Prevedello, Remo Salvadori, Sissi, Giovanni Termini.

Assistere il buio. La mappa del percorso
Assistere il buio. La mappa del percorso

Il percorso tra le lanterne d’artista nel centro di Siena

Serena Fineschi – Via dei Percennesi
Maurizio Nannucci – Via Tommaso Pendola
Elena Bellantoni – Vicolo dei Monelli
Loris Cecchini – Vicolo del Contino
Luca Pancrazzi – Vicolo di San Girolamo
Sissi – Vicolo del Trapasso
Fabrizio Cotognini – Vicolo della Pallacorda
Elena El Asmar – Via Paparoni
Remo Salvadori – Via dell’Abbadia
Flavio Favelli – Vicolo degli Orbachi
Loredana Longo – Via delle Vergini
Gianni Caravaggio – Vicolo del Viscione
Fabrizio Prevedello – Via Sallustio Bandini (mensa universitaria)
Giovanni Termini – Via di Fieravecchia
Bianco-Valente – Vicolo di San Clemente
Alice Cattaneo – Vicolo della Fortuna/Luparello
Francesco Carone – Vicolo Ugurgieri
Livia Montagnoli

L’articolo "17 interventi permanenti d’artista (uno per contrada) su 17 lanterne dell’illuminazione pubblica di Siena" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Elisabetta Di Maggio (Milano, 1964)rende visibile la complessità microscopica e impercettibile della vita.In questa seconda mostra (Punto Improprio) alla Galleria Christian Stein, di fronte al secolare giardino, su una delle pareti bianche spiccano in solitario due ingigantite ali di libellulain rame ossidato (Annunciazione #2, 2025), che l’artista definisce “di un verde gravido di aspettative, istoriate come le vetrate delle chiese, che ricordano il geometrismo di Piero della Francesca e insieme l’esoscheletro invisibile del magnifico animale”, e che nella loro monumentalità danno un senso di protezione e aspettativa.

Le strutture connettive di Elisabetta Di Maggio

Il lavoro di Di Maggio è una riflessione metaforica sull’esistenza: parte da fili esili che sorreggono il tutto, da fragili microrganismi a agglomerati più strutturati, e armonizza flussi sottili e cosmogonie, trasformandoli in un ordine filiforme e schematico. I nostri corpi sono gusci sorretti da uno scheletro, le nostre terminazioni nascondono innervazioni cutanee vascolarizzate; le foglie sotto il laminato verde della struttura esterna hanno una guaina sofisticata che processa la fotosintesi clorofilliana, la respirazione e la traspirazione.

Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.1 / 4
Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.
Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.2 / 4
Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.
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Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.
Elisabetta Di Maggio. Punto improprio, installation view at Galleria Christian Stein, Milano, 2025. Courtesy Galleria Christian Stein, Milano. Photo Agostino Osio.

Le opere di Elisabetta Di Maggio a Milano

Nel grande arazzo in garza medica intarsiato a micromosaico in cera (Improprio, 2025) i frammenti acquistano luce nellaricomposizione visiva di una nuova geografia. Sembra un collage di fiori, ma per l’artista è il “rimando a una pianta geografica, alla mappatura di una città, al circuito organizzato e ramificato di una metropolitana, ma ancor più alla complessità di un embrione”. Per Di Maggio la mappatura naturale o quella artificiale sono ineluttabili, riprendendo la complessità di un embrione uterino quale fondamento della vita. Ma Di Maggio va oltre la genetica e approccia l’architettura, l’armonia e le simmetrie naturali. Un lavoro dettagliato che induce a riflettere sulla imprescindibilità in un intreccio complesso, poetico e frangibile.

La spettacolarità della vita nei ricami di Elisabetta Di Maggio

I micro-intagli delle foglie di eucaliptus, fatti da un laser e non da un bruco, sono alchemici e avvitati in un equilibrio effimero, reso stabile e sacrale dalla teca che li contiene. Una mostra con lavori autoreferenziali, gravidi di letture che si insinuano nella mente, lasciando spazio a serie considerazioni sui minuziosi fili indispensabili che sorreggono natura e vita.
Cristina Zappa
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Jago e Caravaggio - Natura Morta
  • Milano
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Baj + Milton “Paradiso Perduto” i paradossi della libertà
  • Milano
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Echoes. Origini e rimandi dell'art rock britannico
  • Milano
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L’articolo "Tutti i fili della vita. La mostra di Elisabetta Di Maggio a Milano" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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