Julio 04, 2026

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L’iter creativo di uno dei più influenti registi giapponesi della nostra epoca rivive in Miyazaki – 10 anni di magia, la docu-serie in quattro atti in onda su Sky Arte domenica 11 maggio. Dalle fasi di pre-produzione di una delle opere più amate dello Studio Ghibli, Ponyo sulla scogliera, fino all’uscita in sala di Si alza il vento, il documentario esamina un decennio cruciale della carriera di Hayao Miyazaki. Includendo affondi sulla vita privata di Hayao Miyazaki, esplora il dietro le quinte del suo cinema indimenticabile.

ponyoep1still004 Tutta la magia dello Studio Ghibli su Sky Arte
Ponyo, EP1, Still

Su Sky Arte una serata dedicata a Hayao Miyazaki e allo Studio Ghibli

Ad aprire l’appuntamento è l’episodio che rivela come prendono forma le idee destinate a divenire, nel tempo, un film completo. Si entra quindi nel vivo del processo creativo alla base di Ponyo sulla scogliera, con il successivo focus sull’opera di riscrittura, considerata un passaggio fondamentale. Hayao Miyazaki, in questo racconto, mostra di aver attinto anche dai propri ricordi di infanzia, come quelli legati alla madre scomparsa. I rapporti familiari sono al centro anche del terzo episodio, in cui non manca un momento di tensione tra il regista e il figlio, Goro Miyazaki. Con l’annuncio di Miyazaki di voler intraprendere la realizzazione di Si alza il vento, il suo primo film basato su un personaggio storico, prende quindi il via il conclusivo episodio che mette in luce lo spirito infaticabile dell’apprezzato cineasta.
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Quando pubblica il suo primo racconto Giugno 40 su Paragone, la prima a notarlo è Cristina Campo, che definisce lo scritto “una cosa di una qualità molto rara, come da tempo non mi accadeva di leggere”. Era il 1960, e nella lettera inviata all’autore la Campo si scusa di non conoscere il suo autore, che si firma Alessandro Spina: uno pseudonimo che cela l’identità di Basili Shafik Khouzam (1927-2013), nato a Bengasi ma naturalizzato italiano, che dirigeva allora l’industria di famiglia in Libia.

La vita letteraria di Alessandro Spina

Grazie all’amicizia con Cristina Campo e il suo compagno Elémire Zolla, Spina intraprende una carriera letteraria, pubblicando una serie di romanzi di “narrativa coloniale”, ma del tutto fuori dagli schemi della narrativa italiana. Ma chi era Alessandro Spina, che Massimo Morasso ha definito “il più notevole prosatore in lingua italiana degli ultimi decenni”? La sua vita ha l’allure di un romanzo: nasce nel 1927 a Bengasi, figlio di un ricco imprenditore tessile cristiano maronita di stirpe siriana, Basili compie i suoi studi universitari a Milano, dove vive dal 1940 al 1953, laureandosi in lettere con una tesi su Alberto Moravia. Tornato in Libia, diventa direttore dell’industria tessile di famiglia, che resta nelle sue mani fino al 1979, quando i contrasti sempre più accesi con il governo di Gheddafi lo spingono a tornare in Italia, dove si stabilisce in una villa a Padergnone di Rodengo (Brescia), nel cuore della Franciacorta. Schivo e appartato, scrive romanzi che raccontano l’occupazione italiana della Libia da una prospettiva scomoda, sottolineando verità che l’Italia preferisce non sapere.

Alessandro Spina
Alessandro Spina

I libri di Alessandro Spina

Non è un caso che nel 1960 Alberto Moravia gli consiglia di lasciar perdere e non inventare storie per rivangare avvenimenti che erano stati occultati agli italiani i quali, secondo lo scrittore, “preferiscono preservare la propria ignoranza”. Ma Alessandro non scrive per il pubblico, ma per amore della verità, e pubblica diversi testi, ambientati in Libia in un arco di tempo compreso tra il 1912 ed il ’64, usciti per prestigiose case editrici, come Mondadori, Garzanti, Rusconi e Scheiwiller, grazie al sostegno di scrittori come Giorgio Bassani, Piero Citati e la stessa Campo. Il suo stile? Poco legato al mondo letterario italiano dell’epoca, Spina si rivolge soprattutto ad autori di lingua francese, come Proust e Balzac, e di lingua tedesca come Mann e Musil. Ama l’arte e la musica, anche grazie all’amicizia con il compositore e musicista Camillo Togni.

Perché Spina è stato dimenticato

Nel 2006 Spina pubblica per Morcelliana I confini dell’ombra, un vasto compendio dei suoi 11 libri precedenti: oggi introvabile, è la summa del pensiero di un autore dimenticato troppo presto, nonostante il suo indubbio talento. “È mancata a Spina quella continuità e fedeltà editoriale di cui lui, come pochi altri, avrebbe avuto bisogno, vista la complessità dei suoi temi. È mancato, infine, un editore forte e continuo, forte per autorevolezza culturale o per penetrazione commerciale. È mancato, infine, un Adelphi, che avrebbe dato un’immediata riconoscibilità a una concezione e risultanza narrativa idealmente consona, per lo meno nel segno di alcuni numi tutelari, Elémire Zolla, e più ancora Louis Massignon e Henry Corbin” ha scritto Pietro Gelli nel 2010 sul numero monografico di Humanitas dedicato ad Alessandro Spina e introdotto da Enzo Bianchi, altro grande estimatore di questo “gran vizir delle lettere” che, merita più di tanti altri, di essere riscoperto.
Ludovico Pratesi

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Sono due enti già molto attivi nel campo della promozione artistica, Banca Ifis e Associazione Genesi, a unirsi per proteggere e tutelare il rispetto dei diritti umani attraverso l’arte contemporanea. La banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio e Associazione Genesi, fondata da Letizia Moratti, hanno perciò siglato un accordo triennale che le vedrà impegnate nello sviluppo e promozione di specifici progetti, complementari rispetto ai programmi artistici sviluppati di anno in anno dai due enti, e finalizzati a offrire spunti di riflessione sulle grandi tematiche di inclusione del nostro tempo.

Luca Zaia (Presidente della Regione del Veneto), Letizia Moratti (Presidente di Associazione Genesi), Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente di Banca Ifis) e Giorgia Pea (Città di Venezia, cultura: attività teatrali e cinema)
Luca Zaia (Presidente della Regione del Veneto), Letizia Moratti (Presidente di Associazione Genesi), Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente di Banca Ifis) e Giorgia Pea (Città di Venezia, cultura: attività teatrali e cinema)

Pascale Marthine Tayou con Banca Ifis e Associazione Genesi

La prima iniziativa di questa collaborazione triennale vede l’artista Pascale Marthine Tayou (Yaoundé, 1967) impegnato nella realizzazione di una mostra doppia, curata da Ilaria Bernardi: da una parte c’è Il Genio dell’Aquila, nel cortile dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, e dall’altra Dreams in Giza, nel Parco Internazionale di Scultura di Banca Ifis a Mestre, visitabile ogni domenica (ore 10-19) e un sabato sera al mese, con prenotazione sull’app gratuita Ifis art.

Il Genio dell’Aquila è un totem in vetro colorato, già esposto nel 2022 all’Aquila nel monastero di San Domenico che, racconta la forza rigenerativa dell’arte e la capacità della materia di farsi simbolo e narrazione collettiva. L’installazione resterà visitabile fino al prossimo 27 settembre. Dreams in Giza, invece, è una grande installazione costituita da tubi metallici costellati da elementi ovoidali colorati che dialoga idealmente con il progetto veneziano. Pascale Marthine Tayou si fa interprete della visione di Banca Ifis e Associazione Genesi con due opere accomunate da una reciproca spinta al dialogo, in linea con la pratica del loro autore nell’esplorazione dei confini tra identità e alterità.

Giorgia Pea (Città di Venezia, cultura: attività teatrali e cinema), Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente di Banca Ifis), Pascale Marthine Tayou (Artista), Letizia Moratti (Presidente di Associazione Genesi) e Luca Zaia (Presidente della Regione del Veneto)
Giorgia Pea (Città di Venezia, cultura: attività teatrali e cinema), Ernesto Fürstenberg Fassio (Presidente di Banca Ifis), Pascale Marthine Tayou (Artista), Letizia Moratti (Presidente di Associazione Genesi) e Luca Zaia (Presidente della Regione del Veneto)

Banca Ifis per l’arte

L’arte e la cultura, che promuoviamo attraverso Ifis art, sono uno strumento chiave per promuovere l’inclusione sociale e la tutela dei diritti umani”, spiega Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis. “Le progettualità di Ifis art, che trovano massima rappresentazione nel Parco Internazionale di Scultura ospitato presso la nostra sede di Villa Fürstenberg a Mestre, si arricchiscono oggi col lavoro di Pascale Marthine Tayou che ci invita a riflettere sull’importanza di ampliare i fronti del dialogo tra popoli per promuovere una cultura dell’inclusione che sia sempre più orientata al rispetto dei diritti umani. L’arte, col suo linguaggio universale e senza barriere, rappresenta un volàno straordinario per diffondere questo tipo di messaggi”.

Associazione Genesi per l’arte

L’Associazione Genesi è impegnata nella difesa dei diritti umani attraverso l’arte contemporanea. Per questa ragione, ha dato vita una collezione di opere d’arte contemporanea di artisti provenienti da tutto il mondo e di diverse generazioni che riflettono sulle urgenti, difficili e spesso drammatiche questioni culturali, ambientali, sociali e politiche coeve”, ha ricordato Letizia Moratti, presidente di Associazione Genesi. “Un’opera di Pascale Marthine Tayou fa parte della nostra collezione: sono pertanto lieta che il rapporto tra l’artista e l’Associazione Genesi prosegua con questo progetto espositivo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e il Parco Internazionale di Scultura a Mestre”.
Redazione

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Dal suo esordio, nel 2019, fino a oggi di strada The Phair ne ha fatta. E questo lo dimostra non solo la riconferma di uno spazio più che adeguato come la Sala Fucine delle OGR, ma soprattutto il livello qualitativo sempre più alto delle proposte offerte in fiera. E per non farsi mancare nulla, anche quest’anno l’esposizione è affiancata da diversi progetti di un certo spessore. Fra questi, quello che spicca di più è Under 40, un focus sui giovani talenti della fotografia curato da Eva Frapiccini.

Il progetto a cura di Eva Frapiccini

L’artista torinese, che all’interno della fiera è stata anche selezionata per il PremioJust The Woman I Am, ha infatti scelto nove fotografe, e un fotografo, che portano avanti ricerche particolarissime, e ben sfaccettate, allo stesso tempo: Nerina Toci, Ruya Qian, Ilaria Sagaria, Jacopo Valentini, Sara Messinger, Nikita Teryoshin, Lilly Lulay, Federica Belli, Alizée Bauer, e Carlotta Valente.
La fotografia contemporanea è un campo in cui diversi artistə emergono per la loro capacità di fondere estetica, concetto e innovazione”, spiega la stessa Frapiccini. “Ciascunə con sensibilità differente interpreta il rapporto tra l’umanità e l’ambiente circostante, adottando approcci e prospettive diverse. Nella committenza che mi è stata data, di segnalare 10 artistə under 40 tra le gallerie presenti nell’edizione 2025 di The Phair, ho trovato meno fotografə sotto i 40 di quello che pensassi, e ancora meno italiani. Ovviamente, ogni selezione è sempre soggettiva e non esaustiva di un panorama più variegato“, continua la curatrice del progetto, “tanto più che si tratta di percorsi in fieri, e di un limite anagrafico ben preciso, ma può contribuire a mettere in evidenza alcune tra le molteplici pratiche della produzione contemporanea”.

©Ilaria Sagaria_Piena di grazia, Melagrana, 2018_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano1 / 8
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Melagrana, 2018, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Donna velata, 2018, stampa digitale su carta cotone, 60 x 40 cm, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano2 / 8
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Donna velata, 2018, stampa digitale su carta cotone, 60 x 40 cm, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Pavone bianco, 2022_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano3 / 8
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Pavone bianco, 2022 Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico statue, 2023_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano4 / 8
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico statue, 2023, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico Pavone, 2023_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano5 / 8
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico Pavone, 2023, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
Galerie P, Alizée Bauer6 / 8
Galerie P, Alizée Bauer
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Galerie P, Alizée Bauer
Davide di Maggio, Nerina Toci, Untitled, 2024, Carta cotone Hahnemühle Photo Rag 310 gsm 100% cotone, 45 x 80 cm (verticale) - edizioni 1_3 + 2AP8 / 8
Davide di Maggio, Nerina Toci, Untitled, 2024, Carta cotone Hahnemühle Photo Rag 310 gsm 100% cotone, 45 x 80 cm (verticale) edizioni 1 3 + 2AP
©Ilaria Sagaria_Piena di grazia, Melagrana, 2018_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Donna velata, 2018, stampa digitale su carta cotone, 60 x 40 cm, Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Pavone bianco, 2022_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico statue, 2023_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
©Ilaria Sagaria, Piena di grazia, Dittico Pavone, 2023_Courtesy Alessia Paladini Gallery Milano
Galerie P, Alizée Bauer
Galerie P, Alizée Bauer
Davide di Maggio, Nerina Toci, Untitled, 2024, Carta cotone Hahnemühle Photo Rag 310 gsm 100% cotone, 45 x 80 cm (verticale) - edizioni 1_3 + 2AP

Le ricerche più interessanti nella selezione da Eva Frapiccini

A inaugurare questo percorso sorprendente, fatto di sguardi e sensibilità tutte da scoprire, è Ilaria Sagaria (1989) che, nello stand della milanese Alessia Paladini Gallery, presenta una serie di dieci fotografie intente a strizzare l’occhio all’iconografia religiosa debitrice di suggestioni sua rinascimentali sia barocche. In un dialogo spiazzante con la storia della pittura italiana l’artista ricrea atmosfere e simbologie antiche grazie a un uso sapiente della luce.
La luce è anche al centro delle sperimentazioni portate avanti da Carlotta Valente (1992) che, quasi in maniera alchemica, dà vita a forme tanto misteriose e astratte quanto universali e riconoscibilissime. Il confine tra astrazione e concretezza viene esplorato altresì da Nerina Toci (1988) mediante la rappresentazione di una fusione omogenea tra il corpo femminile, la terra, e gli elementi architettonico-naturali che la circondano. In una tale dimensione metafisica la presenza diviene assenza, e viceversa, giocando continuamente con immagini dalla forte carica onirica nonché ancestrale.
L’attenzione verso il nascondimento, e la collocazione di corpi in un ambiente specifico, tocca anche il lavoro di Alizée Bauer la cui raffinata ricercatezza estetica definisce i contorni di lucide visualizzazioni contraddistinte da un caratteristico taglio cinematografico.

Crumb Gallery, Sara Messinger, Shadow of a Teenage Daydream 11, 2021, Foto digitale su stampa Fine art, 33x40 cm (immagine) - 48x56 cm (foglio)1 / 7
Crumb Gallery, Sara Messinger, Shadow of a Teenage Daydream 11, 2021, Foto digitale su stampa Fine art, 33×40 cm (immagine) 48×56 cm (foglio)
Lilly Lulay, Time travellers friabk01001blr, 2023, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 7,1 cm x 10 cm (unframed), , framed_ 40 x 50 cm2 / 7
Lilly Lulay, Time travellers friabk01001blr, 2023, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 7,1 cm x 10 cm (unframed), framed 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Time travellers _ fr01vruk70grtr, 2022, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 9,2 cm x 12,5 cm (unframed), framed_ 40 x 50 cm3 / 7
Lilly Lulay, Time travellers fr01vruk70grtr, 2022, photo collage (analog b w found footage, digital C-print), 9,2 cm x 12,5 cm (unframed), framed, 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Time travellers _ f01abstr789hborli, 2023, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 6,1 cm x 9 cm (unframed), framed_ 40 x 50 cm4 / 7
Lilly Lulay, Time travellers f01abstr789hborli, 2023, photo collage (analog b w found footage, digital C-print), 6,1 cm x 9 cm (unframed), framed 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 111, 2023, photo collage, 6 cm x 15,9 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm5 / 7
Lilly Lulay, Mindscapes 111, 2023, photo collage, 6 cm x 15,9 cm (unframed), framed 38 x 27 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 113, 2024, photo collage, 6 cm x 13,6 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm6 / 7
Lilly Lulay, Mindscapes 113, 2024, photo collage, 6 cm x 13,6 cm (unframed), framed 38 x 27 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 118, 2024, photo collage, 5 cm x 14,5 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm7 / 7
Lilly Lulay, Mindscapes 118, 2024, photo collage, 5 cm x 14,5 cm (unframed), framed 38 x 27 cm
Crumb Gallery, Sara Messinger, Shadow of a Teenage Daydream 11, 2021, Foto digitale su stampa Fine art, 33x40 cm (immagine) - 48x56 cm (foglio)
Lilly Lulay, Time travellers friabk01001blr, 2023, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 7,1 cm x 10 cm (unframed), , framed_ 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Time travellers _ fr01vruk70grtr, 2022, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 9,2 cm x 12,5 cm (unframed), framed_ 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Time travellers _ f01abstr789hborli, 2023, photo collage (analog b_w found footage, digital C-print), 6,1 cm x 9 cm (unframed), framed_ 40 x 50 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 111, 2023, photo collage, 6 cm x 15,9 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 113, 2024, photo collage, 6 cm x 13,6 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm
Lilly Lulay, Mindscapes 118, 2024, photo collage, 5 cm x 14,5 cm (unframed), framed_ 38 x 27 cm

La trasformazione dei corpi nelle opere di Lilly Lulay e Sara Messinger

E se nelle artiste precedenti forme e corpi si uniscono a mondi altri, nella ricerca della tedesca Lilly Lulai si trasformano assumendo consistenze nuove che attingono esplicitamente dal mondo digitale. Ossa, tessuti, e membrane, si fanno così pixel o addirittura glitch capaci di incastrarsi e assemblarsi in veri e propri collage atti a rafforzare la percezione di una matericità sempre aperta a un qualsivoglia processo di metamorfosi.
La trasformazione identitaria cattura infine l’occhio di Sara Messinger (1998) concretizzandosi in una sorta di reportage generazionale dove gruppi di adolescenti newyorkesi si muovono alla scoperta di stimoli alternativi capaci di farli sentire vivi. Rappresentata dalla fiorentina Crumb Gallery, l’artista porta con sé il retaggio culturale di autori quali Richard Kern, Gus Van Sant, Larry Clark e Harmony Korine che da fenomeni quali il punk, il metal, e la street culture a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90 hanno saputo plasmare le proprie cifre stilistiche.
Valerio Veneruso

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Si può catturare qualcosa di così effimero come il fumo di candela? C’è chi ci è riuscito e ha persino scelto di renderlo elemento centrale delle proprie opere. Lei è l’artista romana Adele Lotito, protagonista aI Martedì Critici.

Adele Lotito e le sue lettere di fumo

Realizzate prevalentemente in bianco  e nero, le opere di Lotito imprimono con una particolare tecnica le forme del fumo. Sorprendentemente l’artista riesce a fondere elementi come la musica, le lettere, i numeri, cogliendo forme eteree che si fanno concrete e permanenti.
Come ha scritto Roberto Gramiccia: “II modo originale che questa artista ha di ritagliare squarci di ragione nel caos è quello che si esprime nell’aprire, sulla superficie impalpabile e irregolare delle sue distese di fumo, bloccate su alluminio o su carta dai fissativi e dalle resine, spazi di possibile senso: lettere, cioè, di idiomi diversi, numeri di oggi o di ieri (come quelli romani), brevi parole di senso compiuto”.

Significato e significante secondo Lotito

Il fumo si fa così segno, ma questo è lasciato libero di essere interpretato: il senso del simbolo è determinato da chi guarda, poiché la casualità della creazione lascia che questa si riveli come un oracolo da interpretare. Il significato delle opere di Lotito è dunque slegato dal significante e sembra affidare alle sensazioni dello spettatore la responsabilità di leggerne i messaggi.

Lo sguardo alla cultura orientale

Il ricorso al fumo di candela è una pratica che evoca anche rituali che guardano ad Oriente, agli incensi dei momenti sacri, all’arte divinatoria. Pur essendosi formata a Roma, presso l’Accademia d’Arte, sotto l’influenza di maestri, come Fontana, Lo Savio e Manzoni, e pur ispirandosi a Klein, Adele Lotito vuole evidentemente spingersi oltre la cultura e l’estetica Occidentale, per volgere lo sguardo altrove.
Roberta Pisa

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