
Si avvia alla conclusione l’edizione 2025 di Frieze New York, la prima dall‘annunciato cambio di proprietà del gruppo che controlla le fiere e la parte editoriale. Troppo presto per vedere cambiamenti di rotta, che probabilmente poi potrebbero non essere così sostanziali, visto che il nuovo proprietario è il co-fondatore della società ed è pertanto parte della storia e dell’identità di Frieze.
A voler tirar le somme, per Frieze New York e per le tante fiere di peso in città, da TEFAF a Independent, non è mancato né l’ottimismo nell’affrontare la sfida (e le spese) delle fiere americane in questa seconda età trumpiana né il riscontro di collezionisti privati e istituzionali. Scongiurando così il pericolo di investimenti sovradimensionati dell’offerta rispetto a una domanda resa troppo incerta o troppo prudente dalle difficoltà geopolitiche ed economico-finanziarie del momento.
Le vendite di Frieze New York 2025
Alla preview di Frieze New York, lo scorso mercoledì 7 maggio 2025, la sede di The Shed era affollata e tante sono state le vendite di peso sin dalle prime ore. A cominciare da una scultura della serie che rappresenta il personaggio dell’Incredibile Hulk e che segnava il ritorno di Jeff Koons nelle braccia di Larry Gagosian, che l’artista aveva mollato (insieme all’altro suo gallerista David Zwirner) meno di quattro anni fa per entrare nella scuderia dell’altra mega Pace Gallery. Da Gagosian una delle sculture di Koons, Hulk (Tubas) del 2004-18, è stata venduta il giorno di preview per un prezzo non divulgato ma che dovrebbe essere intorno ai $3 milioni, che la rende l’opera più costosa offerta a Frieze New York. Sold out poi da Perrotin per i dipinti di Claire Tabouret, in un range di prezzi tra $65.000 e $200.000.
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Gli acquisti di collezionisti privati e museali Frieze New York
Se sembravano pochi i collezionisti privati europei, erano
invece a pieni giri quelli cinesi, così come particolarmente
rilevante e produttiva in termini di acquisizioni sembra essere
stata quest’anno la presenza istituzionale. Di certo lo è stata per
la galleria James Cohan che a un museo europeo (il
Moderna Museet di Stoccolma, secondo alcuni, il Museo Susch secondo
altri) ha venduto la scultura metallica mobile Outburst (2025)
dell’artista Tuan Andrew Nguyen per $185.000 e
Scars (2025), per $125.000 a un museo invece americano. Ha
approfittato della forte presenza del collezionismo americano la
galleria parigina Sultana, che ha registrato un bel sold out dello
stand che ospitava i dipinti di Jean Claracq in un range di prezzo
tra i $20.000 e i $300.000.
In un’altra mega-galleria come Hauser & Wirth le
vendite sono andate sempre spedite, con più di venticinque opere
vendute al primo giorno dai $20.000 a oltre $1 milione-1,2 milioni.
E una presenza istituzionale importante degli artisti di
scuderia, protagonisti delle mostre nei musei più importanti della
città proprio in questi giorni, con Lorna Simpson al Met,
Rashid Johnson al Guggenheim, Amy Sherald al Whitney e Jack Whitten
al MoMA, come segnalato dal New York Times qualche giorno
fa. Oltre questa soglia, per 1,2 milioni di sterline, White
Cube ha venduto un dipinto di Tracey
Emin.
Le vendite dei galleristi italiani alle fiere di New York
Esponeva a Frieze New York anche il gallerista italiano ma di
base a Lisbona Matteo Consonni, fondatore di
Madragoa, che torna dalla Grande Mela con un riscontro
positivo per il progetto monografico dedicato ai dipinti su legno
di Rodrigo Hernández ispirati alla favola di Esopo
The Bat, the Birds and the Beasts per indagare e mettere
in luce il valore della connessione tra tutti gli essere viventi,
con vendite andate in porto a nuovi clienti e ottime collezioni
private americane (in un range di prezzi da $6.500 a $11.000).
Lasciando, invece, i corridoi dello Shed per spostarci in una delle
fiere che si tenevano a New York nella stessa
settimana, abbiamo raggiunto la bolognese galleria
P420, che esponeva per la prima volta a Independent
scommettendo tutto sulla richiestissima artista cinese, ma di base
a Bologna, Shafei Xia. “Il lavoro di Shafei è
sempre capace di conquistare attenzioni a più livelli e anche
questa volta l’interesse è stato moltissimo, sia da parte di
curatori che di collezionisti”, ci hanno raccontato dalla
galleria, che al sabato festeggiava il sold out per i dipinti
(prezzi tra $7.000 e $35.000) ed era in trattativa per la scultura
ceramica più grande esposta in stand.
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Le vendite di TEFAF New York 2025
Era affollato anche il Park Avenue Armory per l’inaugurazione di
TEFAF di New York, con l’undicesima edizione della fiera che ha
preso il via giovedì 8 maggio con una giornata di anteprima su
invito e resta in corso fino al 13 maggio 2025. Presenze in
crescita dell’11% rispetto al 2024 e oltre 70 i rappresentanti
delle istituzioni museali presenti, a sostegno di diverse
trattative di peso realizzate sin dalle prime ore della rassegna. A
cominciare da David Aaron, che ha venduto la
scultura in bronzo The Hultmark per quasi $700.000 a un
acquirente privato. Numerose poi le gallerie globali che
raddoppiavano la presenza fieristica con uno stand anche a TEFAF,
oltre che a Frieze. È il caso di Thaddaeus Ropac,
con una presentazione dedicata ai nuovi dipinti di Daniel Richter,
le cui opere sono state acquistate per valori superiori a $470.000.
Così come di David Zwirner, con le opere di
Ruth Asawa, che hanno conquistato
i collezionisti di TEFAF con prezzi dai 320.000 e 2,8 milioni di
dollari per le sculture, o di Gagosian, che in
fiera ha fatto sold out dei nuovi dipinti di Anna Weyant.
Cristina Masturzo
L’articolo "Frieze, TEFAF, Independent. Ecco come sono andate le vendite alle fiere d’arte di New York" è apparso per la prima volta su Artribune®.











