
È la figlia maggiore di Ludovico Corrao,
senatore, avvocato, mecenate, visionario, più volte sindaco di
Gibellina tra il 1969 e il 1994. E di Gibellina, Francesca
Corrao, da giovanissima ha visto la caduta, le macerie del
Belìce, poi l’impegno di Danilo
Dolci, Leonardo Sciascia,
Renato Guttuso,
Carlo Levi. E così la lenta
ripartenza, fra arte, cultura e resistenza civile, in una Sicilia
piegata dall’inefficienza politica, dal clientelismo, dalla peste
della criminalità organizzata. Nata a Palermo, conobbe da vicino
quel territorio colpito nel ‘69 dalla sciagura del sisma, luoghi
che suo padre volle trasformare in simboli di bellezza, nel nome di
una battaglia politico-culturale intitolata all’internazionalità,
all’utopia, al senso di comunità, alla sperimentazione. Lì vide la
luce l’immacolata distesa del Grande Cretto, sigillo e
sudario di rovine per sempre sottratte alla vista, e lì nacque
Gibellina Nuova, progetto urbanistico controverso ed ambizioso,
figlio di una visione radicale e differente.
Cresciuta frequentando artisti del calibro di
Isgrò, Pomodoro,
Schifano, Scialoja,
Burri, Consagra, che del Senatore
erano amici oltre che compagni di avventure, Francesca Corrao è
oggi una fine arabista, professoressa ordinaria alla LUISS di Roma.
Laureatasi all’Università La Sapienza, con un Dottorato in
Filologia e studi storici del Mondo arabo, ottenne un Master in
Studi Arabi presso l’American University del Cairo. Questo il suo
universo, fatto di collaborazioni con atenei italiani e stranieri,
di pubblicazioni, conferenze e studi sul Mediterraneo, sull’Islam,
sulla poesia araba e il teatro orientale, sugli aspetti culturali e
sociali del Medio Oriente.
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Francesca Corrao e la presidenza della Fondazione Orestiadi
A lei è passata, pochi mesi fa, la Presidenza della Fondazione
Orestiadi, ruolo già ricoperto tra il 2011 e il 2013. Eredità del
senatore Corrao, con l’omonimo Festival, la Fondazione si è
scontrata via via con importanti difficoltà economiche e di
gestione. All’ultimo decennio di rilancio e di ritrovata prosperità
ha certo contributo fortemente Calogero Pumilia,
politico di lungo corso e uomo sensibile all’impegno culturale per
il territorio: eletto presidente dal 2015, ha comunicato le sue
dimissioni a gennaio 2025. Pumilia ci ha raccontato le sue ragioni. Oggi
Francesca Corrao risponde, sfilandosi dalle polemiche per dare
priorità ad altro: il futuro di Gibellina e
l’impegno per una centralità culturale ulteriormente
rafforzata.
Il 2026 sarà un anno strategico. Gibellina è la prima “Capitale dell’Arte Contemporanea”
incoronata dal Ministero dei Beni Culturali sulla scorta del
progetto Portami il futuro, scritto da Roberto
Albergoni con la sua Fondazione MeNo. Un titolo che si
somma a quello di “Capitale italiana della cultura”, assegnato per il 2025 ad Agrigento (anche qui
su progetto di Albergoni), con esiti fin qui deludenti, meccanismi
inceppati e ritardi clamorosi. A Gibellina però la storia
sembra essere diversa: i fondi sono regionali, oltre che
ministeriali, ma l’ingerenza della politica non si avverte, i
lavori in corso procedono, la macchina è rodata e la speranza è che
il 2026 possa rappresentare un reale momento di aggregazione, di
ricerca e di produzione culturale.
Quando Ludovico Corrao morì, il grande artista e poeta
Emilio Isgrò – che sulle macerie di Gibellina
aveva messo in scena negli anni Ottanta la sua trilogia di Eschilo
– scrisse una commossa orazione funebre (I funerali di
Corrao, Aragno Editore, 2013). Il poemetto si chiudeva così:
“E del resto lo sai amico buono, / mia titubanza storica, mia
carità infinita. / Non t’ha ucciso Sayfùl, non t’ha ammazzato
l’aria. / T’ha ucciso la Sicilia per conto dell’Italia”.
Lo slancio civico di Isgrò, la sua vibrante scrittura lirica, erano
qui attestato d’amore e denuncia sferzante, nella rabbia di chi
conosceva e conosce, dell’isola, tutta l’ingratitudine, i
fallimenti, l’indifferenza, l’irredimibile colpa. Eppure non
smisero, certuni, di costruire e di produrre visioni, di imbarcarsi
in sfide altissime, senza certezze e senza paracadute. Nel ricordo
di quell’incoscienza virtuosa, ove fiorirono miracoli, errori e
ancora nuove intuizioni, il progetto odierno per Gibellina trova un
senso speciale. Portando il futuro fin dentro la storia, e
viceversa.
L’intervista a Francesca Corrao
Partiamo dalla nota polemica. L’Onorevole Pumilia ci ha
parlato con amarezza di una rottura con il Cda della Fondazione,
preludio delle sue dimissioni: cosa è
accaduto?
Come già dichiarato, in
seno al Cda non sono sorti dissapori tanto importanti da
giustificare le dimissioni, che ci hanno sorpreso anche per le
esternazioni che abbiamo poi letto sui giornali e che ancora non
comprendiamo.
Pumilia ci ha detto che il rischio oggi è di ritrovarsi
una “Capitale belicina del contemporaneo”. Come gli
risponde?
L’attenzione alle altre culture fa parte del
mio curriculum: per anni ho vissuto e studiato presso istituzioni
straniere come l’American University in Cairo, ho anche insegnato e
sono stata Visiting professor in vari Atenei tra cui Harvard.
Durante il mio primo incarico alla Fondazione Orestiadi (2011-2013)
ho organizzato, tra le altre, la mostra “L’Islam in Sicilia” e “Le
Trame Mediterranee”. Per la Fondazione ho pubblicato le poesie e i
saggi dei convegni da me organizzati dal 1987 con poeti tra cui
Valerio Magrelli, il siriano Adonis, e l’indiano Battacharia. Ho
invitato artisti noti come l’algerino Rashid Kouraishi e l’egiziano
‘Adel al-Siwi. A marzo abbiamo accolto in residenza la francese
Hèlén Berenger e a maggio si inaugura la mostra della svizzera Rita
Ernst.
Perché si è scelto di interrompere le attività presso le
Fabbriche Chiaramontane di Agrigento? Davvero l’investimento era
eccessivo, a fronte dei cospicui finanziamenti ricevuti dalla
Regione per la Fondazione e di quello mirato, concordato con il
Parco della Valle dei Templi?
Secondo
le previsioni dell’ex presidente Pumilia avremmo dovuto ricevere
dei contributi che in gran parte non sono arrivati, ottenendo
l’inserimento del progetto “Fabbriche Chiaramontane della
Fondazione Orestiadi” nelle attività di Agrigento Capitale,
prospettiva che non si è più consolidata. La sede ha invece
maturato solo costi. Peraltro il contributo della Fondazione
Orestiadi concesso dall’attuale finanziaria regionale prevede che
lo stesso debba essere vincolato ad attività da svolgersi
unicamente nel comprensorio di Gibellina e realizzate attraverso il
Comune di Gibellina. Pertanto non vi sono in atto risorse da
destinare al progetto su Agrigento. Dovendo tutelare l’equilibrio
economico-finanziario della Fondazione abbiamo ritenuto non vi
fossero più i presupposti per proseguire.
Memorie e nuove sfide per Gibellina e le
Orestiadi
Come sarà la Fondazione Orestiadi della presidenza
Corrao? Valori, obiettivi, governance.
I valori che
promuoviamo sono quelli del dialogo tra le arti e le culture, a
partire dal Mediterraneo, per estenderli al resto del mondo. Mentre
continua l’attività artistica –ricordo la 44° edizione del Festival
delle Orestiadi, dal 27 giugno al 2 agosto – stiamo rilanciando
l’alta formazione. Abbiamo ripreso le collaborazioni con le
Università e le Accademie, pubbliche e private. Quindi più
seminari e laboratori rivolti a un pubblico
internazionale, favorendo scambi utili ai giovani per affinare la
loro formazione con gli artisti. Punteremo sulle residenze
artistiche, che sono un ottimo strumento per attrarre cultura e
creare sviluppo.
Rispetto alla gestione, stiamo lavorando per un rafforzamento e un
efficientamento in termini anche di accessi e risorse: da aprile il
Museo delle Trame Mediterranee è aperto finalmente in
orario continuato. Il che ha significato, numeri alla
mano, un incremento degli ingressi (più che raddoppiati), con un
impatto positivo anche sugli incassi, che ricompensa ampiamente
l’investimento sul personale aggiuntivo. E così, anche sul fronte
del Festival, stiamo intervenendo per aumentare l’impatto economico
diretto. Infine, un sogno nel cassetto: fare emergere nel
territorio più capacità manageriali nel settore del turismo
culturale e della comunicazione della cultura.
Gibellina, con la storia di suo padre, parla di un’idea del
contemporaneo che poggia sulla relazione tra artisti, opere e
territorio, nel segno della rinascita. Cos’è per lei questo luogo e
cosa significa investire in Sicilia?
La rinascita
avviata da Corrao ha dato ai giovani l’opportunità di incontrare
artisti italiani e stranieri a Gibellina. Gli artigiani hanno
lavorato con Accardi, Consagra, Pomodoro; i ragazzi delle scuole e
la cittadinanza hanno ascoltato le poesie di Isgrò, Scialoja e
Adonis. Nel crescere con gli artisti si è data a molti giovani di
allora – tra cui il personale, i collaboratori e gli amici – la
possibilità di assumersi responsabilità a vario
livello, realizzando opere o gestendo eventi.
Oggi, con le residenze, le iniziative mirate per le scuole e le
biblioteche, le collaborazioni con musei nazionali e
internazionali, con Gibellina Photoroad, biennale
internazionale di fotografia site-specific, e con le proposte del
Ministero e delle sovrintendenze, vogliamo coinvolgere sempre di
più un pubblico giovane per avvicinarlo alle
bellezze dell’arte e dell’ambiente. Puntiamo a “portarlo nel
futuro”.
Gibellina ha vinto il titolo di Capitale italiana
dell’arte contemporanea con il progetto della fondazione MeNo:
spieghiamo come funzionerà la macchina nella fase
esecutiva.
Premetto che l’organizzazione spetta al
Comune di Gibellina, titolare del progetto, che opera – come sempre
fatto – in stretta e funzionale sinergia con la Fondazione
Orestiadi, in qualità di partner. Il team che ha redatto il
progetto vincitore è al lavoro. Molte attività saranno realizzate
nella valle del Belice e nella provincia di Trapani, per
coinvolgere il territorio e fare crescere altre realtà locali, con
l’obiettivo di lasciare competenze utili a consolidare lo sviluppo
del turismo culturale.
È un modello diverso rispetto ad Agrigento, per cui si
sono costituite una fondazione ad hoc e una cabina di regia
regionale. Sarà più efficiente, più funzionale? Che clima si
respira?
Certo si tratta di un progetto che ha altre
opportunità e problematiche, perché la realtà è diversa: Gibellina
ha 5mila opere e circa 4.500 abitanti, senza avere i visitatori del
Parco agrigentino, e un turismo ancora da lanciare. Ma a Gibellina
esiste una Fondazione di pregio con un’esperienza consolidata nella
gestione dell’arte contemporanea, e la cooperazione tra Comune e
Fondazione è rodata da tempo. Il clima tra i promotori è di grande
entusiasmo, siamo in un certo qual modo tutti “figli” di Corrao e
con questo impegno ci sentiamo investiti dalla responsabilità di
portare avanti il sogno mediterraneo, di cui questo importante
riconoscimento è un po’ il sigillo.
Cosa secondo lei non ha funzionato ad
Agrigento?
Vorrei vedere il lato positivo, piuttosto. Direi che finalmente
Agrigento ha ingranato la marcia, entrando nel pieno dell’attività.
Confido in ciò che è meno noto, ma c’è: intelligenza, creatività e
voglia di lavorare insieme per il bene di tutti. Sembrerò
idealista, ma mio padre ha dimostrato che ci sono uomini e donne di
buona volontà capaci di realizzare grandi cose, come è accaduto a
lui e chi lo ha accompagnato in quell’arduo percorso 50 anni fa.
Ora è più fattibile, perché, come dimostra il conferimento del
titolo, c’è molta più attenzione al contemporaneo. E poi a guida
del progetto di Agrigento è stata chiamata una Prefetta e a
Gibellina il board è a maggioranza femminile. Credo nella
pragmaticità risolutiva delle donne e nel giusto clima di
cooperazione che si è instaurato anche con l’amministrazione
comunale e regionale.
Come ha interpretato il passo indietro di Albergoni a
Gibellina, dopo Agrigento? Se lo aspettava? Per la fondazione MeNo
resta comunque Andrea Cusumano, nel ruolo di direttore artistico.
Si pensa a una nuova figura di coordinamento generale?
Non ne sapevo nulla. So che il Sindaco – a cui compete – si è già
mosso a livello amministrativo e che sta valutando i curricula.
Gibellina Capitale 2026. Lavori in corso
Intanto come procedono i preparativi per il 2026?
Parliamo delle attività avviate nel 2025.
Abbiamo già
avviato le residenze degli artisti, in vista delle mostre: ad
aprile Nunzio Di Stefano, a maggio Renata Boero e a giugno
Francesco De Grandi, poi Anna Lorenzetti. Emilio Isgrò, a cui sarà
conferita la cittadinanza onoraria di Gibellina a
fine giugno, sta preparando una sorpresa. A luglio il teatro del
Festival delle Orestiadi, in autunno la mostra Progetto
mediterraneo a Tunisi e due mostre di presentazione della
Capitale del contemporaneo a Milano e a Palermo.
Cosa vedremo l’anno prossimo?
L’idea del progetto è “Portami il futuro”, quindi quale migliore
occasione per realizzare assieme agli artisti un lavoro di
rilancio? L’arte aggiunge un tocco di poesia e di coraggio alla
visione della realtà. Per il 2026 sono previste le mostre
frutto delle residenze artistiche realizzate
quest’anno, non solo a Gibellina ma in tutto il territorio
del Belice e della provincia di Trapani. Le attività già avviate
con le scuole locali saranno estese ad altri
Istituti della Provincia. Tra i progetti alcuni mirano a
sensibilizzare i più giovani sulla bellezza della natura e sul
rispetto dell’ambiente, lavorando insieme al
Gran Paradis International Film Festival. Poi ricordo i
percorsi di lettura delle Biblioteche e il Festival di Giufà
nel Belìce, da cui è nata la collaborazione con il Festival
nazionale Illustramente, che promuove il premio Giufà
viene dal mare, dedicato al disegno e alla narrativa
aneddotica per giovani. Stiamo anche pensando di realizzare eventi
di poesia, per riavvicinare questa antica arte
alle nuove generazioni.
È chiaro che il tema le stia molto a cuore. Ci dica
meglio, dunque: quanto e come state lavorando sulla partecipazione,
sull’inclusione di persone, associazioni, realtà
locali?
Qui il concetto di residenza si coniuga anche
con il momento di laboratorio rivolto agli studenti. Ma se Scialoja
e Schifano lavoravano con i ragazzi negli anni ’80, oggi i
laboratori mirano a coinvolgere anche la
cittadinanza. Riguarderanno la pittura con Francesco
Impellizzeri, le performance di danza con Virgilio Sieni, la
“camminata” della “Squola” di Lorenzo Romito con gli Stalker, poi
le edizioni straordinarie del Festival di teatro delle Orestiadi e
di Gibellina Photoroad.
In questa avventura entusiasmante, certamente complessa,
tra i molti ricordi di suo padre cosa ritorna in lei più
spesso?
Sì, entusiasmante e piena di sfide che mi portano, nei momenti più
duri, a ricordare l’esempio di mio padre: per lui non esistevano le
“ferie”, lavorava sempre, e nei momenti più bui rilanciava con
nuove iniziative per dare a sé stesso e agli altri la
speranza: si deve continuare a sognare e
perseverare nel battersi per realizzare i propri obiettivi. Così
questi ricordi mi servirono nel mio primo mandato, quando ho tirato
fuori il coraggio per chiedere alla sovrintendenza l’autorizzazione
a vendere tre delle nostre opere per pagare gli stipendi; anche
lui, quando – gravemente malato – si era trovato in difficoltà,
dismise il tavolo da pranzo di casa. E come lui mi batto ogni
giorno per la Fondazione e per Gibellina, perché sento di avere un
debito di gratitudine, come tanti, verso quest’isola bellissima che
mi ha dato tanto.
In sintesi, generosità, dedizione totale e volontà
inscalfibile.
Mio padre era ironico, non serbava rancori, amava lavorare ai
grandi progetti con gli artisti per poi coinvolgere con entusiasmo
i giovani nei suoi sogni. Negli anni ha incoraggiato tante persone
in diversi campi, dal giornalismo all’editoria, dall’artigianato
alla produzione del vino. I frutti sono tangibili, il suo editore
sta per ripubblicare una nuova edizione de Il sogno
mediterraneo e il giovane produttore di allora è oggi un
mecenate erede della visione di mio padre a Gibellina. Oggi intorno
ai progetti della Fondazione sento tanta stima,
riconoscenza e attenzione dalla politica tutta,
quell’attenzione positiva che si ha per le cose che creano crescita
e sviluppo, fatte con dedizione e scrupolosità, sempre
nell’interesse collettivo. Questo dà alla Fondazione un grande
entusiasmo e la forza per ignorare – come avrebbe fatto mio padre –
qualche personale risentimento.
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Seminare e costruire il futuro
“Portami il futuro” si chiama il progetto per Gibellina
Capitale. Il dialetto siciliano non coniuga questo tempo verbale. E
il senso del futuro in Sicilia è stato sacrificato di continuo da
contingenze storiche e sociali. Le viene in mente un’opera in
particolare che per lei è metafora di questo concetto?
Me ne vengono in mente almeno quattro: un dono per il futuro è la
memoria del passato con l’opera realizzata da Isgrò per la messa in
scena di Gibella del Martirio, un lungo tavolo arrugginito
con lampade a olio e quaderni con i ricordi dei bambini di allora.
La Stella di Consagra, come indicazione perenne di
rinascita per il territorio del Belice. Il Cretto di
Burri, come memoriale di tutte le vittime delle calamità naturali e
militari: è il ricordo che trionfa, con la bellezza della vita che
continua. La quarta è la Montagna di Sale di Mimmo
Paladino, emblematica dello sforzo infinito che compie nella vita
chi ambisce ad alte vette.
Un’ultima domanda. I grandi eventi una tantum si
esauriscono – nel migliore dei casi – come splendidi spettacoli
pirotecnici. Spesso non resta niente in termini di eredità
strutturale, concreta. Cosa si augura in tal senso per Gibellina
Capitale?
Come ho già detto lavoriamo per i giovani e
il territorio, e l’arte è potente nello stimolare l’empowerment.
Qui voglio riportare il risultato di una mia recente ricerca
accademica. A Boston, nel 1893, arrivava il grande poeta Jubran
Khalil Jubran, era un bambino ma imparò nelle scuole create dalle
istituzioni pubbliche in collaborazione con le associazioni gestite
dagli allievi del filosofo Ralph W. Emerson. Scoprì l’arte
ammirando i pregiati decori artistici della prima Public Library; e
poi la sua formazione fu seguita da artisti che lo aiutarono a
sviluppare il suo talento. Divenne noto al mondo per la sua opera
Il profeta, ma a renderlo celebre contribuirono i suoi
lettori e tra questi tutti coloro che come lui ebbero dalla scuola,
dalla biblioteca, dai musei e dagli artisti l’opportunità di
imparare ad apprezzare l’arte, la poesia, la musica. Da un caro
amico di mio padre, il filosofo educatore Daiskau Ikeda, ho
imparato che per educare i talenti ci vuole la
creatività dell’arte e che per costruire la pace
serve conoscere i valori e le culture degli altri popoli.
Helga Marsala
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L’articolo "Gibellina Capitale, verso il 2026. Parola a Francesca Corrao per la Fondazione Orestiadi" è apparso per la prima volta su Artribune®.











