
A Venezia alla fine del percorso dell’Arsenale occupato dalla
mostra internazionale della Biennale, sempre
nelle aree ex militari dell’Arsenale della Serenissima, c’è il
Padiglione Italia. Si trova nelle ‘tese’ costruite nell’Ottocento
al posto del Convento delle Vergini: erano i vecchi magazzini del
carbone necessario al funzionamento dell’arsenale.
Proprio in questo luogo straordinariamente connesso col mare, il
Padiglione Italia di questa 19esima Biennale d’Architettura è
dedicato al mare, al Mediterraneo e in larga parte alle coste
italiane. Ai loro problemi, alle loro potenzialità, alla loro
storia, alle suggestioni che generano.
La mostra si intitola Terrae Acquae ed è curata
da Guendalina Salimei. Architetta romana
classe 1962 e da almeno vent’anni impegnata su questioni relative
al tema delle coste grazie ai suoi progetti e ai concorsi vinti.
“La cosa affascinante delle coste in Italia” spiega
Salimei “è che le abbiamo magari maltrattate ma non troppo
compromesse, c’è abusivismo per carità e quello è difficile da
estirpare, ma il resto è reversibile. Basta pensare alle grandi
aree portuali, o alle superfetazioni balneari“. Insomma,
grandi potenzialità per ripensare una linea di costa che per
varietà, storia, paesaggio, città e ispirazioni ha davvero pochi
eguali al mondo.
Il percorso del Padiglione Italia alla Biennale d’Architettura 2025
Come d’abitudine, la curatrice e il suo team hanno avuto a
disposizione tempi molto avari per organizzare il lavoro. Una delle
strategie è stata quella di allargare il tema il più possibile
pubblicando una chiamata alle idee e alle visioni.
Alla Call hanno risposto centinaia di
organizzazioni, realtà, associazioni, scuole, istituzioni: oltre
600 progettualità. Più della metà sono state selezionate e sono in
qualche modo presenti nel padiglione, finendo per ricoprire una
buona metà dello spazio espositivo.
Il padiglione, allestito con profusione di tubi innocenti (il riuso
per antonomasia), parte con un grande filmato proiettato su una
parete di 35 metri. Funge da antipasto per aprire alle tematiche
che saranno approfondite dopo: coste, container, porti,
infrastrutture, spiagge, marine e stabilimenti. Segue un altro
filmato, più raccolto, che si focalizza maggiormente sugli esseri
umani che frequentano questo territorio ed è firmato
dall’antropologo Francesco de
Melis.
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Il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia prova a far parlare centinaia di voci
Partono poi tutta una serie di modalità con cui il padiglione restituisce le centinaia e centinaia di progetti arrivati grazie alla call e articolati attorno al tema dell’intelligenza del mare. Si va dai progetti accademici alle ricerche editoriali, fino alle proposte più astratte e ai disegni dei bambini delle scuole. Alcuni progetti sono restituiti su una grande quadreria, altri in un mezzanino chiamato Pontile della Ricerca dove sono stati accorpati libri sul tema e progettualità provenienti dal mondo universitario. Sui muri, oltre a un filmato che monta assieme alcune immagini dell’Istituto Luce a tema marinaro, ci sono una serie fotografica con scatti di Luigi Filetici e una sequela di mappe geopolitiche particolarmente interessanti realizzate dalla cartografa Laura Canali. Completano il tutto alcune opere d’arte contemporanea – spicca un lavoro di Alfredo Pirri, allestito però in mezzo ai tubi innocenti di cui sopra – una installazione all’esterno dedicata alle parole chiave di ciò che possiamo trovare sulle rive del mare e un progetto sonoro con l’installazione acustica di David Monacchi che ha realizzato un componimento apposta per il padiglione. E c’è un catalogo in tre volumi: uno di approfondimento, uno ovviamente sui progetti arrivati grazie alla call e infine uno sul public program (seminari, conferenze, laboratori…) che partirà in questi giorni.
Per fare buoni padiglioni ci vuole più tempo e più denaro di così
Gli argomenti del padiglione – sebbene non innovativi – sono
rilevanti e profondi. E strategici per l’Italia. Il risultato
sconta un po’ dei tempi di realizzazione davvero infami (ci ha
messo lo zampino anche il cambio di ministro, vi ricordate Sangiuliano?) e probabilmente un budget inadeguato.
Peccato perché la tematica è anche foriera di ulteriori sviluppi:
ricordiamoci che il Paese non ha solo coste marine, ma anche
chilometri e chilometri di spiagge, porti, marine e cantieri navali
pure sui laghi e sui fiumi. Sono insomma regioni “costiere” –
sebbene un’installazione interattiva nel Padiglione non le
consideri tali – anche la Lombardia, il Piemonte e il Trentino-Alto
Adige e pure le piccole Umbria e Valle d’Aosta. Piene di “coste”
anche loro. E sempre con coste gestite in maniera approssimativa,
senza visione, spesso in modalità squallidamente clientelare. In
ogni caso, per stare in tema con questa Biennale, disapplicando
qualsiasi tipologia di “intelligenza”.
Massimiliano Tonelli
Padiglione Italia, Biennale Architettura 2025
TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’Intelligenza del mare
Tese delle Vergini, Arsenale di Venezia
Dal 10 maggio al 23 novembre
L’articolo "Prime foto e prime riflessioni sul Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2025" è apparso per la prima volta su Artribune®.



















